Cartoline dal Tabernario, in cantina con il Cacho

Parlare di vino è sempre difficile, quanto meno rischioso per la tua reputazione sociale. O passi per uno che se la tira oppure per un invasato che non segue nemmeno il calcio, e questo sì potrebbe essere davvero dannoso. Tanto per essere chiari tifo Inter da una vita! Comunque, visto che il mio babbo e la mia mamma hanno sborsato un sacco di soldi per farmi studiare, mi lancio e provo a raccontarvi cosa potete trovare nella nostra cantina, ma soprattutto perché ci trovate proprio queste etichette.

Non voglio, però, proporvi una sorta di elenco tanto per farvi vedere che noi ne capiamo, vorrei invece condividere alcune storie che a noi stanno molto a cuore. Chissà che non vi venga voglia di assaggiare questi vini ma anche di visitarne le terre di origine. Nella nostra Enoteca trovate oltre 250 etichette. Più di un centinaio sono dedicate alla nostra amata Valtellina, terra di superbi e raffinati Nebbioli. Conosciamo i produttori locali, ma soprattutto ne ammiriamo la passione, quasi ostinata, per un’attività che impone grandissimi sacrifici e fatiche. E questa, al di là delle solite retoriche, è la pura verità. In generale, riteniamo, comunque, che i vini di montagna - e non solo quelli valtellinesi - siano sempre estremamente interessanti, capaci di raggiungere livelli di grande spessore. Proprio in virtù della natura e della conformazione della nostra Terra ci è venuto spontaneo interessarci e conoscere altre realtà simili, scoprendo così veri e propri tesori che meritano di essere condivisi. Nel corso degli anni è iniziato un dialogo molto bello e intenso con tanti piccoli produttori di montagna o comunque di zone non particolarmente conosciute. Per esempio per quanto riguarda la Val d’Aosta nella nostra cantina abbiamo tutta l’eleganza dei vini bianchi dell’azienda “Lo Triolet” di Marco Martin così come le splendide bolle di Pavese Hermes (di quest’ultimo parleremo in un’ altra occasione quando ci concentreremo sugli spumanti). E solo per citarne alcuni. Non mancano gli amici piemontesi, fratelli nel nome del Nebbiolo. Qui non parliamo di territorio montano, ma per i nostri cugini langaroli un’eccezione ce la concediamo. I nostri contatti in questa zona sono con Fabio Fantino dell’azienda agricola Conterno Fantino di Monforte d’Alba, fondata nel 1982 da Claudio Conterno e Guido Fantino. Oggi i 27 ettari di vigneto suddivisi tra i quattro vitigni, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Chardonnay,  producono circa 140mila bottiglie l’anno. A Madonna di Loreto nel cuneese ci sono poi gli artigiani dell’azienda Valfaccenda di Luca Faccenda e di sua moglie Carolina con i quali abbiamo coltivato e fatto crescere un  bellissimo rapporto. Lo cito testualmente: “Credo nella terra, nella vigna e nel vino. Credo nel Roero. Immagino ogni bottiglia di vino come espressione del territorio e dell'annata dalla quale proviene. Immagino ogni produttore di vino come un artista, interprete della trasformazione delle proprie uve. Sono felice di poter coltivare una vigna ed ottenerne vino”. Come non si può essere d’accordo? Spostandoci ed est, verso il Trentino, ci siamo lasciati incantare dai vigneti  della tenuta Kuenhof di Peter e Brigitte Pliger della Valle Isarco nei pressi di Bressanone, dove il clima favorisce ottime piccole produzioni di vitigni a bacca bianca. La freschezza di questi vini trae origine proprio dall’aspro clima di montagna. Presente anche il Friuli, da qui la cartolina è d’obbligo. Moreno Ferlat della Ferlat Silvano (il babbo) produce dei bianchi di grandissimo spessore. L’azienda a conduzione famigliare, fondata nel 1950, sorge produce e raccoglie i suoi frutti nella zona orientale del Friuli Venezia Giulia, nella rinomata DOC Friuli Isonzo. Il concetto base che anima l’azienda è quello della ricerca e della produzione di vini con una spiccata personalità, riconoscibili e maturi. Difficilissimo ed emozionante poi parlare di Damijan Podversic, allievo dichiarato del grande Josko Gravner. Le creazioni di Damijan  - perché di creazioni si tratta - hanno una vera e propria anima. Sono vini di meditazione e di osservazione, frutto di un grande sogno. Il vino, per come lo percepisce Damijan, é il cibo dell’anima, come ha raccontato lui stesso a diversi giornalisti che lo hanno intervistato ed a noi tempo fa quando siamo stati suoi ospiti per una cena indimenticabile Caliamo come i barbari e ci fermiamo in Toscana. Tappa obbligata ma che ve lo dico a fare! Anche qui però magari riusciamo a stupirvi un po’ e ci fermiamo…nelle zone di montagna dove i vigneti si trovano nel cuore del bosco, fa un freddo cane e il vino ha tutto il tempo che gli serve: siamo nel Chianti Classico. Parlo dei vini dell’azienda Monteraponi nell’omonimo borgo medioevale. Proprio attaccato ai famosi vigneti delle Pergole Torte dell’azienda Montevertine situata nel cuore delle colline del Chianti, nel Comune di Radda in Chianti a 425 metri di altezza. La nostra passione per l’unicità e la tradizione non ha confini, dal nord al sud per arrivare sulla Costa d’Amalfi da Marisa Cuomo - e qui mi inginocchio dinnanzi a cotanta sapienza -  con i suoi vigneti a strapiombo sul mare. I vini di Marisa Cuomo parlano da soli, basti pensare al suo Fiorduva e al fatto che utilizza uve autoctone sconosciute ai più come Fenile, Ginestra e Ripoli. Mare, mare, mare e quindi Sardegna. Vi presento la fantastica azienda Vigne Surrau in Gallura e più precisamente ad Arzachena. Grazie ad un imprenditore edile che ha deciso di investire nella viticoltura è nata l’azienda Surrau oggi gestita da giovani sardi che dopo aver studiato in continenti, come amano dire gli isolani, sono tornati. Con questi giovani colleghi abbiamo condiviso diversi momenti molto piacevoli. In Ogliastra invece non è possibile non fermarsi da Roberto Pusole per assaggiare il suo Cannonau che in questa particolare zona si esprime al meglio. Anche Roberto è stato nostro ospite diverse volte e c’è un bellissimo rapporto con lui. Stiamo corteggiando anche la Cantina del Mandrolisai a Sorgono in provincia di Nuoro con i suoi terreni di alta collina, soleggiati e magnificamente esposti. Non mi ero accorto di essermi dilungato tanto, scusate. Ultimissima cartolina dall’Etna e poi vi lascio. L’Etna sta vivendo un momento di gloria, sta diventando un po’ la Borgogna d’Italia, ma lì i vigneti sono pochissimi. Quei pochi però producono delle vere e proprie perle come la tenuta Terre Nere  con il vino Guardiola Etna rosso oppure la tenuta Vivera  con il suo Martinella Etna rosso, tanto per citare due esempi. Nel cuore della Sicilia invece vi propongo una tappa a Valledolmo nella Contea di Scafani in provincia di Palermo con i vini eroici di Castellucci Miano, anch’essi vini di montagna. Ora mi taccio, davvero…mi sono lasciato prendere un po’ la mano, ma come avrete capito ogni etichetta per noi è un pezzetto dalla nostra storia fatta per l’appunto di viaggi, di incontri, di sogni condivisi e perché no di avventure da vivere grazie ad un lavoro che amiamo…nonostante tutto.

Alla prossima!

Cacho

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